Damijan Podversic, Kaplja, 2009

1- Podversic

Luce impertinente fra le persiane socchiuse, il primo raggio di primavera che non scalda ancora ma porta con sé il profumo del mare, la sabbia morbida e cedevole, le conchiglie traslucide e i tappeti di alghe strappati ai fondali e affonda la sua lama splendente nel calice appena velato, radioso d’estate e di ricordi.

Ti parla del mare quel calice, e di giorni passati su un guscio di noce a crogiolarsi al sole istriano fra spiagge di topazio e scogli d’alabastro, a tuffare le albicocche mature nell’acqua salata e a mangiarle così, dolci come miele caldo e sugose e grondanti di salsedine, ad arrostire le pannocchie unte di burro sul fornello da campo, a guardare il cielo ricamato di stelle, ad abbracciare la vita come fosse solo un gioco.

Fermati stanotte, mentivano le dita che si sfioravano casualmente tra la folla e straripavano di tenerezza e inattesa complicità, resta non andare, mentivano gli occhi accesi di curiosità e desiderio, e i corpi tesi nei vestiti sottili a percepire il calore, e le labbra vicine a mischiare il respiro di un’estate che hai ancora nel cuore, e che sembra non voler più tornare.

 

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Franco Terpin, Illegal, senza anno

Franco Terpin, Illegal, senza anno

Illegale. Come quello che mi fai quando non ci sei, quando pretendi che non t’importa affatto, acido come un moto di stizza o uno schiaffo all’improvviso, appuntito come gli spilli dell’agopuntura del cinese che sai che faranno bene ma intanto pungono lo stesso, e li senti fino a quando decidi che quel braccio, quella gamba, quel cuore non è tuo, volatile come respirare l’odore di benzina che ti brucia nella gola, che satura i polmoni fino a soffocarli e poi sparisce piano, evapora, e ti lascia incredula, stordita e libera da te.

Illegale. Come quel profumo di uva spina, maledettamente invitante con quel suo finale dolcissimo di bacche gialle maturate al sole dell’autunno che nascondono il segreto di ogni sapore, di ogni calore, ma lo tengono nascosto e non lo svelano nemmeno in cambio dei tesori del Gran Khan.

Illegale. Come un gioco d’azzardo giocato nel buio degli anfratti, tenuto sotto banco per chi, soltanto, potrà capirti. A tuo insindacabile giudizio, senza parole, senza appello alcuno.

Illegale. Come te che sei dentro di me e non te ne vai, anche se provo a mandarti via, tu non te ne vai. Annego dentro al corpo di un altro il desiderio di te, e tu non te ne vai, fingo di non pensarti e tu non te ne vai. E anche se urlo, faccio l’indifferente, non ti parlo, non ti telefono, tu non te ne vai.
E allora penso che ci deve essere una ragione perché tu non te ne vai, e probabilmente è una ragione illegale.

E difatti, per quanti sforzi io faccia, non riesco a trovarla.

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