Damijan Podversic, Kaplja, 2009

1- Podversic

Luce impertinente fra le persiane socchiuse, il primo raggio di primavera che non scalda ancora ma porta con sé il profumo del mare, la sabbia morbida e cedevole, le conchiglie traslucide e i tappeti di alghe strappati ai fondali e affonda la sua lama splendente nel calice appena velato, radioso d’estate e di ricordi.

Ti parla del mare quel calice, e di giorni passati su un guscio di noce a crogiolarsi al sole istriano fra spiagge di topazio e scogli d’alabastro, a tuffare le albicocche mature nell’acqua salata e a mangiarle così, dolci come miele caldo e sugose e grondanti di salsedine, ad arrostire le pannocchie unte di burro sul fornello da campo, a guardare il cielo ricamato di stelle, ad abbracciare la vita come fosse solo un gioco.

Fermati stanotte, mentivano le dita che si sfioravano casualmente tra la folla e straripavano di tenerezza e inattesa complicità, resta non andare, mentivano gli occhi accesi di curiosità e desiderio, e i corpi tesi nei vestiti sottili a percepire il calore, e le labbra vicine a mischiare il respiro di un’estate che hai ancora nel cuore, e che sembra non voler più tornare.

 

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La Stoppa, Ageno, 2007

1- Ageno

Sei come una giostra squillante di campanelli, un girotondo a perdifiato che ti rapisce e non ti lascia più scendere, il cuore in gola, il sangue che scorre veloce e il vento fresco sulla faccia, come le risate cretine per tutto e per niente e senza una ragione, che ridi solo per la gioia di sentire com’è il suono della voce quando ride, una trepidazione scomposta di baci e di carezze con tutte quelle mani che non riescono a star ferme e tutta quella pelle che si arriccia e si accartoccia e pizzica, e freme di brividi e sussulti.

Sei come quel vino che scegliesti per me, in un giorno che come al solito non ci dovevamo nemmeno vedere, quel vino di Malvasia e di Trebbiano giallo e denso di albicocche mature e cipolline caramellate, salato come il mare d’estate che si asciuga secco sulle spalle scottate dal sole e punge come la buccia dei mandarini quando la spruzzi sul naso del tuo compagno di giochi, friabile e polveroso come l’intonaco del muro quando mi rimane sporco sul dietro del cappotto ma non m’importa, ché solo m’importa di sentirti appiccicato a me, le tue dita che frugano le pieghe dei vestiti e il fiato che mi accende e le labbra, affamate.

Sei come tutti i vestiti buttati per terra perché il tempo è tiranno e bastardo, come tutte le volte che sento la tua voce nelle orecchie, che ci sei anche quando non te lo dico e a te non sembrerebbe e magari nemmeno ci credi, ma ci sei.

2- Ageno