Damijan Podversic, Kaplja, 2009

1- Podversic

Luce impertinente fra le persiane socchiuse, il primo raggio di primavera che non scalda ancora ma porta con sé il profumo del mare, la sabbia morbida e cedevole, le conchiglie traslucide e i tappeti di alghe strappati ai fondali e affonda la sua lama splendente nel calice appena velato, radioso d’estate e di ricordi.

Ti parla del mare quel calice, e di giorni passati su un guscio di noce a crogiolarsi al sole istriano fra spiagge di topazio e scogli d’alabastro, a tuffare le albicocche mature nell’acqua salata e a mangiarle così, dolci come miele caldo e sugose e grondanti di salsedine, ad arrostire le pannocchie unte di burro sul fornello da campo, a guardare il cielo ricamato di stelle, ad abbracciare la vita come fosse solo un gioco.

Fermati stanotte, mentivano le dita che si sfioravano casualmente tra la folla e straripavano di tenerezza e inattesa complicità, resta non andare, mentivano gli occhi accesi di curiosità e desiderio, e i corpi tesi nei vestiti sottili a percepire il calore, e le labbra vicine a mischiare il respiro di un’estate che hai ancora nel cuore, e che sembra non voler più tornare.

 

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