Robert Sinskey, Los Carneros Vin Gris, 2013

1- Sinskey

Le prende la mano con impazienza, lo sguardo bruno interrogativo oscillante tra la realistica possibilità di essersi sbagliato e la speranza testarda che il passato sia ancora lì a sostenere la sua candidatura. Il passato in effetti gioca bene le sue carte: un po’ impolverate e sbiadite, per la verità, ma inevitabilmente vincenti nel rievocare un’infinità di piccoli momenti che adesso tintinnano come le perle di vetro della tenda azzurra sciorinata tra il soggiorno e il patio mediterraneo, a trasformare la luce cangiante del pomeriggio tiepido in una cascata di ricordi.

Lei si adagia in quei ricordi, ricordi di ali per volare e di pinne per nuotare, di strade sentieri e campi da golf, di marshmallows abbrustoliti al fuoco e coperte di lana cotta, di abbracci e musica lenta. Ricordi di sorrisi e notti di luna e candele, e insalate di gamberoni azzurri e calici di Vin Gris che profuma ancora di lychees e pesche bianche, e scorze di mandarini cinesi. Pallido e rosato come le albe di settembre, quando le onde dell’oceano sussurrano delizie e ricolmano d’incanto distanze insormontabili, fresco e salino come gli arcobaleni fra le montagne rocciose, roride di rugiada e impervie, lontane eppure familiari.

Sei tornato, gli dice, e non è una domanda.
Si, sono tornato.

2. Sinskey

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