Francesco Guccione, Monreale, Sicilia

Guccione

Vento. C’è vento forte, stai attenta non correre, ti aspetto al curvone. Corro.

Grigio. Il grigio delle nuvole gonfie che rotolano via veloci, il grigio degli occhi grigi sgranati, il grigio dei giorni che non si rassegnano al grigiore e nemmeno al dolore. Il grigio più malinconico che triste, più pensieroso che depresso. Il grigio squarciato da un sorriso, uno schiaffo di luce che illumina la cantina accampata, scarna.

Mani. Le mani che disegnano mondi, le mani che parlano senza toccare, le mani che stringono un sogno più forte delle evidenze, delle eredità, delle possibilità.

Aria. L’aria amica che moltiplica i profumi, li espande e li pulisce. L’aria che sublima il frutto e la materia, che ossida e purifica, l’aria che dissolve la tecnica e pure le teorie, e le annate calde e quelle piovose e ti rimescola le carte nel bicchiere.

Tempo. Il tempo che consuma chi sei dove sei e le scelte che hai fatto, il tempo che corrode il superfluo. E quello che rimane sono ossa, essenza, verità. Rimane la terra.
Francesco è tornato.

Guccione

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